Test Adox CMS 20 developed in Ars Imago FD (Part One)

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Unlike my first post of this blog, where I told briefly about one of my first shots of my new analog experience, this time I would like to talk about my latest experiment. A rather reckless one …. I launched into an “unlikely” test with a film and a developer I never used before. So far, you say, there’s nothing so strange. Who has not ever done? Yes, it’s true, but the film was not one of those more or less “standard”. And in addition, has a dedicated developer. And who am I, after just about twenty developed rolls, to do such a test?

I’m not a technical expert for sure as certain  Darkroom Gurus, nor an expert printer, but I’m a well seasoned photographer and as  when  I test digital cameras and lenses for  riflessifotografici.com,  I go very practical: rather than showing complex Mtf tests (or make some shots from the balcony …), I prefer to pick up the camera and go out in the real world, taking the pictures that I like and make them available to readers who, this way, can judge theirselves  if a product meet their needs.

But, let’s go to the test: the film is the Adox CMS 20 and I decided to try it after reading some articles on one of my reference blogs for film photography (The Online Darkroom). This is the film with the highest resolution currently available on the market, is very  fine-grained, has low sensitivity and high contrast, often difficult to handle even with the dedicated developer (Adotech) that Adox has created for. The question  discussed in the mentioned blog  was whether it was possible to develop the CMS 20 with “mainstream” developers, often more convenient and /or economical to use or easier to find. Maybe even easier to manage the contrast. Incidentally, just recently, Ars Imago has put on the market a new line of chemicals (Ars Imago FD) of which I have heard a lot of good. It was also said that the developer managed very well the contrast of Ilford Pan F (another film with high contrast). I made just 2 + 2 and  decided to test the combination.

So, yesterday morning, I loaded my Rolleiflex 3,5F with a roll of CMS 20, bagged my Pentax Spotmeter III, took a heavy tripod and I went to the lake …. For this first test (instead of taking pictures of  white walls in an endless sequence of different exposures) I decided to use the Box speed (ISO 20) and  make real photographs …. Exposimetric measurements were made according to the Zone System (correct one stop for use with the yellow filter) . The difference between measurements made where I estabilished the zone III and those with the highest brightness has always been between 4 or 5 EV values. So would not have been necessary expansions / contractions compared to a hypothetical standard development time. Back home, I used the  FD developer at maximum dilution (1 + 59), as suggested by the producer to manage high contrasts and I established (do not ask how or why) a processing time of 5 minutes at 20 ° C. In fact, being then the actual temperature 19 ° C, I extended the time to 6 minutes. The agitation scheme I used is the following: Inversions (delicate) for the first 30 seconds and a reversal every 30 sec. Stop bath  with plain water (another transgression than indicated by the manufacturer) and fixing for about a minute. Washing with my usual standard.

Obviously, you will be anxious to know what it came out …. Yes, there was something on the film … The negatives were “thin”, underexposed and surely very hard to print under the enlarger but, after scanning, there were informations even in the deepest shadows. The scan was not too difficult (despite the remarkable tendency to curl of the film itself) with my usual workflow. As always, I adjusted the histogram of the Epson software in a rather “flat” way, thus excluding his “interpretation” and, once obtained the files, I processed only adjusting  a bit the levels of the mid-tones and the ends of the curves for the contrast . No sharpening and a quick spotting to remove dust.

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What to say about the results? Personally I think this was a good starting point to experiment further. In the future I will  expose the film @ lower effective sensitivity (ISO 6) and  reduce development time, both to avoid over development and  excessive contrast derived from the increased exposure.

(To be continued...HERE)

Italian Version

A differenza del mio primo post di questo blog, dove raccontavo brevemente uno dei miei primi scatti della mia nuova nuova esperienza analogica, questa volta vorrei raccontarvi il mio ultimo esperimento. Un esperimento piuttosto…. spericolato: mi sono lanciato in un “improbabile” test con una pellicola ed un rivelatore che non avevo mai usato. Fin qui, direte voi, non c’è niente di tanto strano. Chi non l’ha mai fatto? Tutto vero ma, la pellicola in questione non è una di quelle più o meno “standard”. Ed in più, ha un suo rivelatore dedicato. E chi sono io poi, dopo una ventina di rulli sviluppati per mettermi a fare simili test? Sicuramente non sono un esperto di tecnica come certi Guru della Camera Oscura, ne un esperto stampatore, ma sono pur sempre un fotografo e come nel caso del mio lavoro in digitale, quando testo fotocamere ed obiettivi per riflessifotografici.com vado molto sul pratico: piuttosto che mostrare complessi test MTF (o fare qualche scatto dal balcone…), preferisco prendere la fotocamera ed uscire nel mondo reale, scattare le immagini che piacciono a me e metterle a disposizione dei lettori che, in questo modo, possono giudicare con i loro occhi se un prodotto è o non è in grado di soddisfare le loro esigenze.

Ma, veniamo al test: la pellicola in questione è la Adox CMS 20 ed ho deciso di sperimentarla dopo aver letto alcuni articoli su uno dei miei blog di riferimento per la fotografia a pellicola (The Online Darkroom). Si tratta della pellicola con la più alta risoluzione attualmente disponibile sul mercato, ha grana finissima, bassa sensibilità ed un contrasto elevato, spesso difficile da gestire anche con il rivelatore dedicato (Adotech) che la stessa Adox ha realizzato appositamente. La questione di cui si discuteva nel blog citato era se fosse possibile sviluppare la CMS 20 con i rivelatori “mainstream”, spesso più comodi e/o economici da usare o più facili da reperire. Magari più facili anche nel gestire il contrasto. Guarda caso, proprio recentemente, Ars Imago ha realizzato un nuovo rivelatore (Ars Imago FD) di cui ho sentito parlare un gran bene. Si diceva anche che gestiva molto bene il contrasto della Ilford Pan F (altra pellicola ad alto contrasto). Io ho fatto subito 2+2 ed ho deciso di testare l’accoppiata. Ieri mattina quindi, ho caricato la mia Rolleiflex 3,5F con un rullo di CMS, ho messo in borsa il mio Pentax Spotmeter III, ho preso un pesante cavalletto e me ne sono andato al lago…. Per questo primo test (invece di mettermi a fare fotografie a muri bianchi scattando un infinita sequenza di esposizioni diverse) ho deciso di utilizzare la sensibilità dichiarata (20 Iso) e di fare fotografie reali…. Le misurazioni esposimetriche sono state fatte tutte secondo il sistema zonale (oppurtunamente corretto di uno stop per l’uso con il filtro giallo) e la differenza delle misure rilevate tra quella che sarebbe stata la zona III e quelle a maggiore luminosità è sempre stata compresa tra i 4/5 valori EV. Quindi non sarebbero state necessarie espansioni/contrazioni rispetto ad un ipotetico tempo di sviluppo standard. Tornato a casa, ho usato lo sviluppo FD alla massima diluizione possibile (1+59) per gestire il contrasto ed ho stabilito (non chiedetemi come o perché) un tempo di lavorazione di 5 minuti a 20°C. In effetti, essendo poi la temperatura reale 19°C, ho portato il tempo a 6 minuti. Come schema di agitazione ho usato il seguente: Inversioni (delicate) per i primi 30 secondi ed una inversione ogni 30 sec. Stop con acqua corrente (altra trasgressione rispetto a quanto indicato dal produttore) e fissaggio per circa un minuto. Lavaggio con il mio solito standard.

Ovviamente, sarete ansiosi di sapere cosa ne è venuto fuori…. Ebbene si, qualcosa sulla pellicola c’era… I negativi erano piuttosto “sottili”, sotto esposti, probabilmente molto difficili da stampare ma, alla scansione le informazioni c’erano, anche nelle zone più in ombra. La scansione non è stata difficile (nonostante la notevole tendenza all’arricciamento della pellicola stessa) con il mio abituale flusso di lavoro. Come sempre, ho regolato l’istogramma del software Epson in maniera piuttosto “piatta”, escludendo così la sua “interpretazione” e, una volta ottenuti i files, sono intervenuto esclusivamente regolando i livelli dei toni medi e le estremità delle curve per il contrasto. Nessuno sharpening ed un rapido “spotting” per eliminare le immancabili macchie di polvere.

Come interpretare i risultati? Personalmente ritengo quanto realizzato un buon punto di partenza per sperimentare ulteriormente. Sicuramente in futuro dovrò provare ad esporre la pellicola per una sensibilità effettiva più bassa (6 Iso) e dovrò ridurre il tempo di sviluppo, sia per evitare il sovra sviluppo che per contenere l’eccessivo contrasto derivato dall’aumentata esposizione.

(Continua….. Qui)

Tech data:

Camera: Rolleiflex 3.5F – Film: Adox CMS 20 – Developer: Ars Imago FD – Rollei Yellow Filter – Manfrotto Tripod – Scanner: Epson V550

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