Lubitel 166U First test

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A small (and lightweight) plastic parallelepiped, a not so sophisticated lens (plus another for framing), a focus ring, one dial for setting the apertures and another for shutter times, a cocking lever for the shutter, a winding knob for the film and a trigger lever. The Lubitel 166U is all here. A Soviet medium format TLR, produced at Lomo Fabrik during the eighties. After all, to take photographs we need just a few things (and sometimes even less, as we shall see in the future), but when you come back from a weekend and realize that you missed (technically speaking) just one of 12 frames, you continues to be a bit surpised.

What? You wonder, and all the electronic facilities? And the “seven hundred million megapixels”? All very useful stuff for sure and personally used (and abused) by myself, but those facilities often takes over the most important aspects of photography, which are made of “vision” and “mind”, before pressing the shutter button, be it super electronic or simply mechanical.

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Moreover, since the seventies then, USSR cameras have always fascinated me: they seemed old fashioned and dated even then. I had a couple of Zenith and a Zorki 4K (this one still alive and running). For this reason, investing the phantasmagoric figure of 12 pounds, I secured a copy of the virtually new Lubitel we are talking about. The weather was not particularly gracious during the w.e., but the mood of places and lights was very well reported by the Lubitel, together with Ilford HP5+ film souped in Adonal (Rodinal) 1:50. In all the shots I’ve used a yellow filter (Soviet made…of course). The use was pretty straightforward, apart from the problems caused by the screen for framing and focusing. Framing, in fact, is rather cumbersome (although the screen is quite bright), because if your eye is not fully in line with the waist level finder, the image tends to vignetting, partially obscuring the vision of what is really in. Even worse is the problem of focusing. At least for me who wear glasses, it was virtually impossible. In fact, all the photos were taken using guesstimating distances. However, despite these drawbacks, the camera has proved able not to prevent shooting good pictures indeed, foster them, thanks to its lightness, simplicity and good optical quality …. All this, for a few dollars. Thanks to the presence of a reduction mask, you can also take 6×4,5 cm pictures.

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(Click on images to see larger)

Btw: The 166U is virtually the same camera as the 166+ listing (with some extra accessory) to more than 300 euro by Lomography shops!!!

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(Versione Italiana)

Un piccolo (e leggero) parallelepipedo di plastica, un’obiettivo (più un altro per la visione) molto poco sofisticato, una ghiera di messa a fuoco, una per i diaframmi ed un’altra per i tempi, una leva di carica per l’otturatore, una manopola per l’avanzamento della pellicola e la leva di scatto. La Lubitel 166U è tutta qui. Una biottica medio formato Sovietica degli anni ottanta, prodotta negli stabilimenti Lomo. In fondo, per scattare fotografie basta molto poco (ed a volte, anche di meno, come vedremo in seguito), ma quando ritorni da un week end e ti accorgi che hai sbagliato (tecnicamente) solo uno scatto su 12, un po’ continui a meravigliarti. Ma come? Ti chiedi, allora tutte le diavolerie elettroniche? Ed i settecento milioni di megapixel? Tutta roba utilissima, per carità e personalmente usata (ed abusata) dal sottoscritto, ma che spesso prende il sopravvento sugli aspetti più importanti della fotografia, che sono fatti di “visione e di “pensiero”, prima di premere il fatidico pulsante di scatto, sia esso super elettronico o più semplicemente, meccanico. Sin dagli anni settanta poi, le fotocamere sovietiche mi hanno sempre affascinato: sembravano antiche e datate già allora. Ho avuto un paio di Zenith ed una Zorki 4K (quest a tuttora in mio possesso e funzionante). Per questo, investendo la fantasmagorica cifra di 12£, mi sono assicurato un esemplare praticamente nuovo della Lubitel in questione. Il tempo atmosferico non è stato particolarmente clemente ma l’atmosfera è stata resa egregiamente dalla Lubitel insieme alla pellicola Ilford HP5+ sviluppata in Adonal (Rodinal) 1:50. In tutti gli scatti è stato usato un filtro giallo (ovviamente di produzione sovietica anch’esso). L’uso è risultato piuttosto semplice, a parte la questione dello schermo per inquadrare e mettere a fuoco. Inquadrare con la Lubitel infatti, è piuttosto farraginoso (pur se lo schermo è piuttosto luminoso), perché se non si è perfettamente in linea con il pozzetto, l’immagine tende a vignettare, oscurando così parzialmente la visione di quanto realmente inquadrato. Ancora peggiore è il problema della messa a fuoco. Almeno per me che porto gli occhiali, è stata praticamente impossibile. Infatti, tutte le immagini sono state scattate usando il metodo a “stima”. Comunque, nonostante questi inconvenienti, la fotocamera si è dimostrata capace di non impedire la realizzazione di buone immagini anzi, di favorirle, grazie alla sua leggerezza, alla semplicità ed alla buona qualità dell’ottica…. Il tutto, per pochi spiccioli. Grazie alla presenza di un’apposita mascherina riduttrice, volendo, è anche possibile scattare in formato 6X4,5. Nota: La 166U è praticamente la stessa cosa della 166+ messa in vendita (con qualche accessorio in più) a più di 300 euro nei circuiti Lomografici!!! Tech. Data: Camera: Lomo Lubitel 166U – Film: Ilford HP5+ – Developer: Adox Adonal – Scanner: Epson V550

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