Leica R5 – But she wasn’t mine

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Who knows why, for some reason, every time I used a Leica, was never mine? The first time, an M7 with Summicron 35mm, I was entrusted by the magazine which I collaborate with (Fotografia Reflex), the second time, a D-Lux 6 (Digital), directly from the Leica factory itself. You can see some of the results on the Leica official blog. This time, I had the opportunity to test one R5 with the Vario-Elmar zoom 35-70mm f/3.5, thanks to a friend who had just bought it. Basically, I’m doing the beta-tester for him! Sooner or later … I’ll have to decide to get one of my own … 😉

I still remember when, in the late ’70s, came out the first models of Leica SLR (hence Leica R). Purists horrified stuck up their nose, because had been desecrated the myth of M rangefinders! How could a “stupid” reflex compare? Especially if (at that time, words as globalization or outsourcing were almost unknown) built outside the sacred German soil, a bit in Japan, a bit in Canada and a bit who knows where?

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But those were hard times for the prestigious German brand, as the Japanese avalanche had conquered almost the whole market with its reflex systems. Few then would buy a rangefinder or even worse, a TLR.

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Trade policies aside, the R series were however good cameras, equipped with considerable operational capabilities and lenses still designed and branded by Leitz. Of course, the price was in line with tradition, i.e. too high. Some models were more successful than others, but purists always continued to prefer the M series, which now allows us to find them used at reasonable prices.

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As for the R5 that I could try, I can say that it is a very good reflex, robust and powerful. Everything worked perfectly and the automatic exposure has not missed a beat. Thanks to the excellent viewfinder (with diopter correction), even I didn’t missed a shot when focusing, which should mean something… 😉

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A separate discussion deserves the used film. I never had a good feeling with T-max (the ISO 400 in this case), but I found it already loaded in the camera and I had to use it. My friend told me it was expired a couple of years ago and that, moreover, he had made several passes under the airport scanners. During the test it was exposed @ 200 Iso and then developed in Adox Adonal (Rodinal) 1:50. The high temperature (24 ° C) forced me to reduce the development time accordingly. As usual, there were some problems loading the tank’s reel, never going smoothly, which may have caused some developing artifacts that you can see in some shots (especially in n° 7). Edit: Maybe it’s due to bad fixer, as I had the same problem with another film.

Ending up, the result was only partially accettable: too much grain, especially in shadows areas and on people’s faces (image n° 6) and just generally poor yields in the shadows. Better in the midtones, rather pleasant and a normal representation of the highlights. Certainly, not the best conditions to enjoy the quality of the Vario-Elmar, so I’m going to run another test with fresh film and lower Iso speed. Anyway, I could still appreciate the pleasant bokeh when shooting wide open, the lack of distorsions, the homogeneous yield in the whole frame and the lack of any vignetting.

Btw. What better place for shooting with a Classic, than the Classic, Ancient  Rome? 😀

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Uneven development in this frame

Uneven development in this frame

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(Click on images to see larger)

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(Versione Italiana)

Chissà perché, tutte le volte che ho usato una Leica, non era mai mia? La prima volta, una M7 con Summicron 35mm, mi era stata affidata dalla rivista con la quale collaboro (Fotografia Reflex), la seconda volta, una D-Lux 6 (Digitale), direttamente dalla Leica stessa. Alcuni risultati potete vederli sul Blog Ufficiale della casa di Solms. Questa volta invece, ho avuto l’opportunità di provare una R5, corredata dal Vario-Elmar 35-70mm f/3,5, grazie ad un amico che l’aveva appena comprata. Praticamente, gli sto facendo da beta-tester! Prima o poi… dovrò decidermi a prenderne una tutta mia… 😉

Ancora ricordo quando, verso la fine degli anni ’70, uscirono i primi modelli di Leica in formato reflex (da cui Leica R). I puristi inorriditi storcevano il naso: era stato profanato il mito della M a telemetro! Come poteva, una “stupida” reflex reggere il confronto? Specie poi se (allora le parole globalizzazione e delocalizzazione erano semi sconosciute) costruita al di fuori del sacro suolo germanico, un po’ in Giappone, un po’ in Canada e un po’ chissà dove?

Quelli però erano tempi duri per il prestigioso marchio tedesco, dato che la valanga giapponese aveva ormai conquistato quasi tutto il mercato con le sue reflex. Pochissimi allora, avrebbero comprato una telemetro o peggio ancora, una biottica.

Politiche commerciali a parte, le serie R erano pur sempre delle signore fotocamere, dotate di notevoli capacità operative e lenti pur sempre progettate e marchiate Leitz. Naturalmente, il prezzo era in linea con la tradizione, quindi molto elevato. Alcune ebbero maggior successo, altre meno, ma i puristi continuarono a preferire la serie M, cosa che oggi ci permette di trovare le R usate a cifre ragionevoli.

Per quanto riguarda la R5 che ho potuto provare, posso dire che si tratta di una gran bella reflex, robusta e performante. Tutto ha funzionato alla perfezione ed il sistema automatico di esposizione non ha fallito un colpo. Grazie all’ottimo mirino (con correttore diottrico), neanche io ho sbagliato un colpo con la messa a fuoco, il che è tutto dire!

Un discorso a parte merita la pellicola usata. Io con la T-max (la 400 Iso in questo caso) non ho mai avuto un buon feeling, ma l’ho trovata già in macchina ed ho dovuto usarla. Il mio amico mi ha detto che era scaduta da un paio d’anni e che, per di più, si era fatta diversi passaggi sotto gli scanners aeroportuali. Durante il test è stata esposta per Iso 200 e poi sviluppate in Adox Adonal (Rodinal) 1:50. La temperatura elevata (24°C) mi ha costretto a ridurre il tempo di sviluppo conseguentemente. Come al solito, ci sono stati alcuni problemi nel caricamento della spirale, che non si carica mai in modo scorrevole (e a volte si blocca proprio) con la T-max,  il che può aver provocato alcuni artefatti che potete vedere in alcuni scatti (specie nel settimo). Edit: Potrebbe essere colpa di un cattivo fissaggio, dato che il problema si è ripresentato su  un’altra pellicola il giorno dopo.  Alla fine, il risultato mi ha solo parzialmente soddisfatto: grana troppo evidente, specie nelle zone in ombra e sui volti delle persone (foto 6) e scarsa resa generale appunto nelle zone in ombra. Meglio la gamma dei grigi, piuttosto piacevole e nella norma la rappresentazione delle alte luci. Sicuramente, non le condizioni migliori per esaltare le qualità del Vario-Elmar, per cui ho intenzione di eseguire un altro test con pellicole fresche e di sensibilità inferiore. Ho potuto comunque apprezzare il piacevole sfocato a tutta apertura, la correttezza geometrica dell’immagine, la resa omogenea nel fotogramma e la mancanza di alcuna vignettatura.

Nota: quale miglior location per scattare con un “classico”… del classicissimo centro dell’Antica Roma? 😀

Tech Data:

Camera: Leica R5 – Lens: Vario Elmar 35-70mm f/3,5 – Film: Expired Kodak TMax 400 – Developer: Adox Adonal (Rodinal) – Scanner: Epson V550

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