Another Voigtlander: The Vito Csr Test

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Just a month ago,I presented on the “pages” of this blog, the Voigtlander Vitoret. A very simple camera but belonging, in some way, to the glorious Vito series. Having heard good things about Vitos, gradually my collection has grown, enriched with some easily available models on the market for low prices. The first one I tried was the Vito CLR, but there have been problems of development in the first roll and overlapping frames in the second (as published in this post). So I look to make a decent roll before publishing a complete test. Even so, the Clr in question is equipped with Color Skopar lens, which has a much higher reputation than the Lanthar used on Vitoret and on the camera I’m showing today: the Vito CSR.


The CSR, produced between 1968 and 1971, has as main feature a coupled CDS lightmeter. Unlike the selenium ones, widely used on cameras during the ’50s and ’60s, the CDS is battery powered. Therefore, it is not subject to exhaustion with age. Of course, as no original batteries (containing mercury and now banned) being produced anymore, you have to find the equivalent in the actual production.

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I had a Px 625g in my Nikkormat Ftn (Sooner or later I will also speak about this beautiful camera) and I tried this one that, despite having a different voltage (1.5 volts versus 1.35) fits perfectly in shape and size in the housing on CSR. For more information about the replacement for the old batteries and adapters you can check out this site.
The Vito CSR is also equipped with a coupled rangefinder and the lens is the same one of the Vitoret, i.e. a Color Lanthar 50mm f/2.8 in this case mounted on a central leaf shutter Prontor 500 LK.

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My camera is in excellent condition and It came equipped with leather case, printed manual and original box. All components have worked well and the only flaw is the lack of visibility of the viewfinder (a bit yellowed by time) and the light frame on the inside that defines the field of view, which led me to commit some framing mistakes in some shots. For the rest, using the Csr there were no problems whatsoever and everything worked properly. Even the rangefinder and the meter have proven sufficiently precise, although I have often also exposed using the rule of 16, or with the Zone System using an app for Android.

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As a film for the test I used my favorite Iso 400: Kodak Tri-x 400 rated @ 250 ISO, but this time I souped it in Adox Fx39. As first time was not so bad: there is always a wide gray modulation, without excess contrast, although (at least scan) I seems a little bit grainy than usual.
As in the Vitoret previous case, the Lanthar lens has certainly not shown a champion of sharpness, at least at the widest apertures. Stopping down at f/8 or more however, things improve a lot. At widest apertures it reveals a nice bokeh, soft and not disturbing or exaggerated. Even indoors and in low light situations, all in all some “decent” shots came out.

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From Arturo Zavattini’s Exhibition in Rome

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In conclusion, a comfortable and pleasant camera to use, rugged and packed with everything you need to make great photographs.

I used original Voigtlander yellow filter (except for indoors shots) and lens hood for this test.

(Versione Italiana)

Giusto un mese fa, sulle “pagine” di questo blog ho presentato la Voigtlander Vitoret. Una fotocamera molto semplice ma appartenente, in qualche modo, alla gloriosa serie Vito. Avendone sentito parlare molto bene, via via la mia collezione si è arricchita di alcuni modelli facilmente reperibili sul mercato a basso prezzo. Il primo che ho provato è stato la Vito CLR, ma ci sono stati dei problemi di sviluppo nel primo rullo e di overlapping dei frames nel secondo (questi ultimi pubblicati in questo post). Attendo quindi di realizzare un rullo decente prima di pubblicarlo. Anche perché, la Clr in questione è dotata dell’obiettivo Color Skopar, che ha una reputazione nettamente superiore a quello del Lanthar utilizzato sulla Vitoret e sulla fotocamera che vi presento oggi: la Vito Csr.
La Csr, prodotta tra il 1968 ed 1971, ha come principale caratteristica quella di un esposimetro accoppiato al Cds. A differenza degli esposimetri al selenio, usato largamente sulle fotocamere degli anni 50/60, quello al Cds è alimentato a batteria. Pertanto, non è soggetto ad esaurimento con il passare degli anni. Naturalmente, non essendo più prodotte le originali batterie che contenevano mercurio (ora vietate), bisogna arrangiarsi per trovare le equivalenti tra la produzione attuale. Io avevo una Px 625g nella mia Nikkormat Ftn (Un giorno vi parlerò anche di questa splendida fotocamera) ed ho provato con quella che, pur avendo una tensione differente (1,5 Volt contro 1,35) si adatta perfettamete come forma e dimensioni all’alloggiamento presente sulla Csr. Per maggiori informazioni riguardo le equivalenze delle vecchie batterie ed eventuali adattatori potete consultare questo Sito.
La Vito Csr è anche dotata di un telemetro accoppiato e l’ottica è la stessa della Vitoret, ovvero un Color Lanthar 50mm f/2,8, montato in questo caso su un otturatore centrale a lamelle Prontor 500 LK.
La fotocamera in mio possesso è in ottimo stato di conservazione e mi è arrivata dotata di custodia in pelle, manuale e scatola originale. Tutte le componenti hanno funzionato a dovere e l’unico difetto è la scarsa visibilità del mirino (un po’ ingiallito dal tempo) e della cornice luminosa al suo interno che delimita il campo inquadrato, cosa che mi ha portato a commettere qualche errore di composizione in alcuni scatti. Per il resto, durante l’uso non ci sono stati problemi di sorta e tutto ha funzionato a dovere. Anche il telemetro e l’esposimetro si sono dimostrati sufficientemente precisi, pur se spesso ho anche esposto con la regola del 16, oppure con il metodo zonale usando una app per Android.
Come pellicola per il test ho utilizzato la mia 400 Iso preferita: la Kodak Tri-x 400 esposta a 250 Iso, ma questa volta l’ho sviluppata con l’Adox Fx39. Come prima volta non è andata male: è sempre presente un’ampia modulazione dei grigi, senza eccesso di contrasto, pur se (almeno alla scansione) mi sembra di rilevare una maggior evidenza della grana.
Come nel precedente caso della Vitoret il Lanthar non si è certamente dimostrato un campione di nitidezza, almeno ai diaframmi più aperti. Chiudendo a f/8 e più, però le cose migliorano notevolmente.Ai diaframmi più aperti rivela un piacevole sfocato, assolutamente morbido e non invadente o esagerato. Anche in interni ed in situazioni di scarsa luminosità, tutto sommato qualche scatto “decente” è venuto fuori.
In conclusione, una fotocamera comoda e piacevole da usare, robusta e dotata di tutto quello che serve per fare ottime fotografie. Anche questa volta, durante le riprese, ho utilizzato un filtro giallo (eccetto in interni) ed un paraluce originali Voigtlander.

Tech Data:

Camera: Voigtlander Vito Csr – Lens: Color Lanthar 50mm f/2,8 – Film: Kodak Tri-x 400 – Developer: Adox Fx 39 in Agfa Rondinax System – Scanner: Epson V550

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