World Pinhole Photography Day


Today has been the World Pinhole Day. A day dedicated to the simplest forms of photography: stenopeic (Aka:pinhole) photography. Just a light-proof container, a tiny hole (such as that made by a needle) and the sensitive material (film, paper, liquid photographic emulsion etc.) and we can experience an image that materializes. Despite not having much time and not being able to find the most significant places, I also wanted to pay my humble tribute to this fascinating and ancient technique.


Recently, in a very interesting book by Luigi Cassinelli: “The Photographer’s Choice“, I read the definition of Photograph (so far) the most interesting and consistent with the reality I’ve ever heard. Cassinelli , defines a Photograph as: “an istantaneous, material and permanent, original trace of the light conveyed by an optical system”. For “Original” he means: “the actual experience which creates the photograph, the instant where light, the photographer’s interaction with his/her environment and matter connect at the same time”.

From the above, the “Photograph” is identified with the “Negative” or, the “Direct Positive” or a Slide, a Polaroid and so on. While, gelatin prints or scans, are reproduction of photographs.


Well, the pinhole technique is about as close to this definition, in its elementary nature. There is not even a lens to stand between the light and the sensitive material, but only a very small hole … simplifying the interaction between them. Perhaps for this reason, it keeps an inexpressible charm even today, in this era dominated by the predominant digital expression.


On this symbolic day so, I loaded my Holga 120 WPC with a roll of Ilford Pan F + (then developed  in FX39) and went out briefly to take some “real” Photographs.

(Testo Italiano)

Oggi è appena trascorso il World Pinhole Day. Una giornata dedicata alla più semplice delle forme fotografiche: la fotografia stenopeica. Bastano un contenitore a prova di luce, un piccolissimo foro (come quello, appunto, di un ago) e del materiale sensibile (pellicola, carta, emulsione fotografica liquida etc.) ed ecco che si materializza un’immagine. Pur non avendo molto tempo a disposizione e non potendo trovare luoghi più significativi, ho voluto anch’io dare il mio piccolo contributo a questa affascinante ed antica tecnica.

Recentemente, in un interessantissimo libro di Luigi Cassinelli: “The Photographer’s Choice“, ho letto la definizione di Fotografia (finora) più interessante ed aderente alla realtà che abbia mai sentito. Cassinelli infatti, definisce una Fotografia come: “Una traccia istantanea, originale e permanente della luce (convogliata da un sistema ottico)”. Per “originale” egli intende: “la reale esperienza che crea la Fotografia, l’istante dove la luce, l’interazione del fotografo/a con il suo ambiente e la materia si connettono nel medesimo istante”.

Da quanto detto, la “Fotografia” si identifica con il “Negativo” o, con il “Positivo Diretto” o una Polaroid etc. Mentre, riproduzioni di esse sono da intendersi le stampe, le scansioni e così via.

Bene, la tecnica del foro stenopeico è quanto di più vicino a questa definizione, nella sua elementarità. Non c’è nemmeno una lente a frapporsi tra la luce ed il materiale sensibile, ma solo un piccolissimo foro… semplificando al massimo l’interazione tra essi. Forse per questo, mantiene un fascino inesprimibile ancora oggi, in questa epoca dominata dall’espressione prevalentemente digitale.

In questa giornata simbolica quindi, ho caricato la mia Holga 120 WPC con un bel rullo di Ilford Pan F+ (Poi sviluppato in FX39) e sono uscito brevemente per scattare qualche “vera” Fotografia.

Tech Data:

Camera: Holga 120 WPC – Film: Ilford PanF+ – Developer: Adox Fx39 – Scanner: Epson V550

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