The Russian Contax: Kiev 4 & Jupiter 12

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There is a camera that I love very much, but I haven’t been too lucky with. It’s the Soviet version of the legendary Zeiss Contax II, which in the 30’s and 40’s disputed the primacy to the eternal rival Leica in the 35m range. Immediately after the war, as partial compensation for damages, all equipment and materials present in the Zeiss factories were moved (along with a good number of technicians and specialized workers) behind the Iron Curtain, in Kiev, at the plant of Zavod Arsenal. Here, in the years immediately following the war, they were therefore produced the Kiev II (almost exactly the Contax); later underwent some changes in later models III and IV. Unlike Zorki and the Fed, that “copied” the Leica models from afar … these Kiev, in fact, can not be considered copies but, delocalized productions …

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The charm of this camera is undeniable, both for its history and for its features. It has a rangefinder with a wide base, so very precise and effective, operated through the so-called “Contax grip”: i.e. rotating with the middle finger of the right hand placed a knurled wheel near the shutter button. Of course, you can also turn the lens ring, but once accustomed to the unusual method, you can maybe manage to be faster and more accurate than normal. Another positive feature is the shutter noise: practically a breath! It ‘s really a pleasure to use and has lenses that faithfully reproduce the patterns of the Zeiss Sonnar (Jupiter 8) 50mm f/2 and Biogon (Jupiter 12) 35mm f/2,8. Even the look is remarkable, only slightly damaged in the models with the presence of the meter as in 4A as is mine.

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Here, in fact, we begin to talk about my one. To see it is beautiful and in excellent condition (1967), but as I said before, I do not have much luck with this camera. First, with the first two rolls I had some problems with the film when loading the reel and the frames have reported more or less serious damage …. but we are talking about a couple of years ago, when I still had not resumed hand with the analog and in addition, I developed the using “stand” method …. Then, the shutter became frozen and I had to get it fixed. Back from Cla, it seemed in perfect working order, but remained unused several months, until a short time ago, when I decided to test (after the J8 of the first two rolls) the Contax / Kiev version of Jupiter 12. A lens already succesfully used in his M39 version. I found an inexpensive  one from 1960, to which I added a KMZ external viewfinder for the 35mm focal.

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Unfortunately, in practice (apart from a couple of frames skipped by the shutter/film loading system) there must be some problem that causes a strange effect like “flare” the lens in my possession (see photo 2). We see, however, that the resolution is good, it has a nice bokeh when wide open, the geometry correct and optical distortion or vignetting insignificant.

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This kind of light infiltration think is also the cause of the unpleasant results that this time I got from Ilford Delta 400 film, which on other occasions has always given a good account of itself. The development, by the book, was done in Ilford Ilfotech DD-X (1+4).

(Versione Italiana)

C’è una fotocamera che amo molto, ma con la quale non ho troppa fortuna. E’ la versione sovietica della mitica Zeiss Contax II, che negli anni 30 e 40 contendeva il primato delle 35mm all’eterna rivale Leica. Nell’immediato dopoguerra, come parziale risarcimento dei danni, tutte le attrezzature ed i materiali presenti nelle fabbriche Zeiss furono trasferiti (insieme ad un buon numero di tecnici ed operai specializzati) oltrecortina, a Kiev, presso lo stabilimento della Zavod Arsenal. Qui, negli anni immediatamente seguenti al conflitto, vennero pertanto prodotte le Kiev II (praticamente copie esatte delle Contax) che, in seguito subirono alcune modifiche nei modelli successivi III e IV. A differenza delle Zorki e delle Fed, che “copiavano” i modelli Leica da lontano… queste Kiev, appunto, non possono essere considerate copie ma, produzioni…. delocalizzate.

Il fascino di questa fotocamera è innegabile, sia per la sua storia, sia per le sue caratteristiche. Ha un telemetro con base molto ampia, per cui molto preciso ed efficace, azionato grazie alla cosiddetta “impugnatura Contax”, ruotando con il dito medio della mano destra una rondella zigrinata posta vicino al pulsante di scatto. Ovviamente, è anche possibile ruotare la ghiera dell’obiettivo ma, una volta abituati all’insolito metodo, forse si riesce anche ad essere più veloci e precisi del normale. Un’altra caratteristica positiva è la silenziosità dell’otturatore: praticamene un soffio! E’ veramente un piacere usarla ed è dotata di obiettivi che riprendono fedelmente gli schemi Zeiss del Sonnar (Jupiter 8) 50mm f/2 and Biogon (Jupiter 12) 35mm f/2,8. Anche l’estetica è notevole, solo leggermente rovinata nei modelli con la presenza dell’esposimetro come nella 4A che si trova in mio possesso.

Ecco, appunto, iniziamo a parlare della mia. A vederla è bellissima ed in ottime condizioni di conservazione (1967), ma come ho detto prima, non ho molta fortuna con questa fotocamera. Per prima cosa, con i primi due rulli ho avuto qualche problema con la pellicola nel caricamento della spirale ed i fotogrammi hanno riportato danni più o meno gravi…. ma stiamo parlando di un paio di anni fa, quando ancora non avevo ripreso la mano con l’analogico ed in più, sviluppavo con il metodo stand…. Poi, l’otturatore si è bloccato ed ho dovuto farla riparare. Tornata perfettamente efficiente dall’assistenza, è rimasta alcuni mesi inutilizzata, fino a poco tempo fa, quando ho pensato di provare (dopo il J8 dei primi due rulli) la versione con attacco Contax/Kiev dello Jupiter 12. Un obiettivo già provato con molta soddisfazione nella sua versione M39. Ne ho trovato uno piuttosto conveniente del 1960, al quale ho aggiunto un mirino esterno KMZ per la focale 35mm.

Purtroppo, all’atto pratico (a parte un paio di fotogrammi saltati da parte del sistema di caricamento otturatore/trascinamento della pellicola) ci dev’essere qualche problema che provoca uno strano effetto tipo “flare” nell’obiettivo in mio possesso (vedi foto 2). Si vede comunque che la risoluzione è buona, c’è un piacevelo sfocato alle aperture più ampie, la geometria ottica corretta e senza distorsioni e la vignettatura insignificante.

Questa specie d’infiltrazione luminosa penso sia anche la causa della scarsa resa che questa volta ha avuto la pellicola Ilford Delta 400, che in altre occasioni ha sempre dato buona prova di se. Lo sviluppo, come da manuale, è stato effettuato con Ilford Ilfotech DD-X alla diluizione 1+4.

Tech Data:

Camera: Kiev 4 (1967) – Lens: Lzos Jupiter 12 (1960) 35mm f/2,8 – Film: Ilford Delta 400 Professional – Developer: Ilford Ilfotech DD-X – Scanner: Epson V550

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