Goin’ Big (and Heavy) – Mamiya Rb67 ProS (Part One)

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It’s been love at first sight: she was large and heavy but it gave me a feeling of solidity and undeniable power. She went home with her beautiful Sekor C 90mm f/3.8 lens, a Vivitar duplicator  and two  SDPro backs, (one for 220) but she felt a bit lonely and I proceeded immediately to add Sekor C 50mm f/4.5 and 180mm f/4.5. At that point, I was ready to fight a war. The only problem is that such equipment can fight mainly in the studio photography, because to use it outdoors things get complicated struggle. And so, the time has passed (almost two years), until a few days ago …

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Having some friends proposed the hypothesis of a beautiful historic/scenic photowalk in a hidden  village of Lazio: a place that I already knew and that would have meant a long walk to be made in the coutryside. I thought tu use the RB but hesitated until the last moment, but then I thought: “if I do not take her out now, I’ll do nevermore.” And then I tried a trick, giving up the tripod, the 50mm and the doubler, relying on the fact that it was a beautiful day and I would have use 400 Iso film. But, even so, with only two lenses, the thrusty  Spotmeter III and some filters … the prospects were not rosy. However, in one way or another, I managed to finish the day, pretending not to hear the reproaches of my back …

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Well, apart from size and weight, for the rest, shooting with this “beast” is really a pleasure. It gives a kind of delirium of omnipotence, of invincibility. The generous size and the strength of the whole transmit trust, the enormous glass putting focus allows to frame the scene safely and with an exceptional three-dimensional effect. The focus is easy, thanks to the generous magnifying glass. During shooting, despite the large size of the mirror, I didn’t experienced significant vibration, given the big mass of the body. Of course, you have to make the eye to an unusual format, that of 6×7 cm, much used in the past, because it is easily adaptable to the vertical size of the pages of magazines. For this reason, the RB67 has been one of the most exploited systems professionally and equipped with many lenses and accessories. Over time, alternated various versions until the arrival of the RZ  successor.

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In my case, the Pro S, has a rotating back and can mount the Pro SD backs that, unlike the previous ones, do not need seals to prevent light leakage issues. The camera is equipped with many safety systems that prevent unintentional double exposures, accidental removal of the back without the volet properly inserted and other professional features, such as the shooting possibilities with the mirror locked up. For field use, I accompanied her with a filter holder / hood Cokin “type”, and an orange filter, all Made in Asia.

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For the moment, I developed a roll of Ilford HP5 +, souped in  HC110 [H]. The result satisfied me only partially, as the negatives are a bit too soft, unlike those posted recently in the post on the Pentacon Six. Probably, I must have mixed up the development time, carried out at different temperatures … Nothing serious, of course, but next time I’ll be more careful.  Little to say about the Mamiya Sekor C lenses as  they are universally known as having high performance and, at least in my case, they have not been denied. Soon  (finally) I’ll be able to see the results printed in my new darkroom … For now I’ll stop here, but will continue the discussion in the next post.

Note: as usual, I only adjusted light levels and didn’t add any sharpening.

(Versione Italiana)

Mi è piaciuta subito quando l’ho vista: era grande e pesante ma dava una sensazione di solidità e di potenza incontestabile. Era arrivata con il suo bel Sekor C 90mm f/3,8, un duplicatore di focale Vivitar e due dorsi Pro SD, di cui uno per il formato 220 ma così si sentiva sola ed ho provveduto immediatamente ad aggiungere i Sekor C 50mm f/4,5 e 180mm f/4,5. A quel punto, ero pronto per combattere una guerra. L’unico problema è che attrezzature simili possono combatterla prevalentemente nella fotografia di studio, perché per usarla all’aperto le cose si complicano non poco. E così, il tempo è passato (quasi due anni), fino a pochi giorni fa…

Con alcuni amici si era prospettata l’ipotesi di una bella passeggiata storico/paesaggistico/fotografica in un semi nascosto paesino dell’alto Lazio. Un luogo che in parte già conoscevo e che avrebbe comportato una lunga camminata da effettuare con l’attrezzatura in spalla. Ho titubato fino all’ultimo momento, ma poi ho pensato: “se non la porto fuori oggi, non la porto mai più”. Ed allora ho tentato un escamotage, rinunciando al treppiede, al 50mm ed al duplicatore, fidando sul fatto che era una bella giornata ed avrei scattato pellicole a 400 Iso. Ma, anche così, con solo due ottiche, il fidato Spotmeter III e qualche filtro… le prospettive non erano rosee. Comunque, in un modo o nell’altro, sono riuscito a portare a termine la giornata, facendo finta di non sentire i rimproveri della mia schiena…

Beh, a parte ingombro e peso, per il resto, scattare con questa “bestia” è veramente un piacere. Si ha una specie di delirio d’onnipotenza, una sorta d’invincibilità. Le generose dimensioni e la robustezza dell’insieme trasmettono fiducia, l’enorme vetro di messa a fuoco permette d’inquadrare la scena in sicurezza e con un eccezionale effetto tridimensionale. La messa a fuoco è facile, grazie anche alla generosa lente d’ingrandimento. Durante lo scatto, pur con le notevoli dimensioni dello specchio, non si avvertono vibrazioni significative, data la massa dell’insieme. Certo, bisogna fare l’occhio ad un formato insolito, quello del 6×7 cm, molto usato in passato, perché facilmente adattabile alle dimensioni verticali delle pagine delle riviste. Per questo motivo, la Rb67 è stata uno dei sistemi più sfruttati professionalmente e dotato di numerose lenti ed accessori. Nel tempo, si sono avvicendate varie versioni fino all’arrivo della sua erede RZ. Nel mio caso, la Pro S, dispone di un dorso rotante e può montare i dorsi Pro SD che, a differenza dei precedenti, non hanno bisogno di guarnizioni per impedire infltrazioni luminose. La fotocamera è dotata di numerosi sistemi di sicurezza, che impediscono le doppie esposizioni involontarie, la rimozione accidentale del dorso senza il volet inserito ed altre caratteristiche decisamente professionali, come la possibiltà di scatto con lo specchio bloccato in alto. Per l’uso sul campo, l’ho corredata con un portafiltri/paraluce “tipo” Cokin ed un filtro arancio, il tutto di fabbricazione asiatica.

Per il momento, ho sviluppato un rullo di Ilford HP5+, in HC110 [H]. Il risultato mi ha soddisfatto solo a metà: i negativi sono un filo troppo morbidi, a differenza di quelli postati recentemente nel post sulla Pentacon Six. Probabilmente, devo aver fatto confusione con i tempi di sviluppo, effettuato a temperature diverse… Niente di grave, ovviamente, ma la prossima volta dovrò fare più attenzione. Sulla resa delle ottiche Mamiya Secor C, poco da dire: sono universalmente note come dotate di alte prestazioni ed, almeno nel mio caso, non si sono smentite. Tra poco poi (finalmente) potrò vederne i risultati stampati nella mia nuova camera oscura… Per il momento mi fermo qui, ma continueremo il discorso nel prossimo post.

Nota: come sempre, ho semplicemente regolato i livelli di luminosità/contrasto e non ho aggiunto alcuno sharpening.

Tech Data:

Camera: Mamiya Rb67 ProS – Lenses: Sekor C 90mm f/3,8 & 189mm f/4,5 – Film: Ilford Hp5+ – Developer: Kodak HC110 [H] – Scanner: Epson V550

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