Canon Eos 55 Qd – In the land of Heartquakes (Part One)

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Lately I published very few posts on this blog. For various reasons I didn’t use film during the first months of this year, but I’m going to get it back, so I’m starting here a series of posts where I will talk about two Canon slrs, used with different films and lenses. The Eos 3000n canon has already been known on these “pages”, while today I propose the Eos 55 Qd. Recently, I returned to L’Aquila for the official presentation of the State of Things, the great collective project of documentary and social photography to which I had the honor and the pleasure of attending (I warmly invite you to check it). I have returned to places of suffering that has been going on for nearly 8 years, renewed since last August by the new earthquake swarm that hit the central Apennines.

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Last year, I obviously realized my work with a digital camera. It was in fact to document, with hundreds of images, various post-earthquake realities. However, I also made a roll with an old  Ferrania Eura in the rare free moments. This time, however, not having to work, I brought with me the Canon Eos 55 Qd only and some film rolls. I found myself walking in the ruins and in the destroyed countries, where the first signs of rebirth are barely visible. Places nevertheless immersed in a beautiful landscape, with majestic mountains framing it.

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As far as the camera is concerned, this is a rather advanced prosumer model, which dates back to the second half of the 90’s. Equipped with remarkable control possibilities, not least, the ability to select the focus point with the simple eye control. Particularly this, which was a bit intrigued and drove me to get one. After a short search, I found an affordable body, in good condition, coming from Japan. It has been a few months waiting to be used and, last week, its time has finally come. To begin with, I used it with the Eos 3000n standard lens (ie 28-80mm zoom f /3.5-5.6) a Fomapan 100 film, then developed with Kodak HC110 [Dil. B].

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As mentioned, the 55 Qd allows several modes of use: from the simplest and most automatic, to the more directly and finely controllable by the user. Several presets adapt to different shooting situations, while the classic PASM series is reserved for those who prefer to personally intervene on the parameters. It is then possible to bypass the DX code, setting the Iso sensitivity we want to use, regardless of the code imprinted on the container. We can perform multiple exposures, bracketing, sequential shots. We can choose the focus point (from the 3 available) either automatically or through a command, or choosing them with the look. To activate eye-control, you must first calibrate the system by using the appropriate function. I have to say it works perfectly, even for me that I use glasses. With eye-control activated you can also control the depth of field by looking at a special square in the top left of the screen. There are, of course, different exposure metering modes. A little curiosity is the ability to select the “Panorama” mode. Note: The Qd version also comes with a date back, but I did not use the features. One cons of this camera is the battery used (which, however, has a very long life), quite expensive and not easy to find.

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The construction of the 55 is plastic, but for non-professional use, largely enough, with the plus … of lightness. In practice, shooting with this camera proved to be a pleasure, thanks to its lightness, coupled with the many set-up options. However, I made a small mistake: by shooting in AV mode (so only in some frames), I did not realize that (I do not know how) the exposure correction was set to + 1EV, so some images were slightly overexposed but not due to bad metering. It will also be for this reason that the developed negative has generally come in a bit hard, or maybe I would have to keep it in development for 30″ less. We’ll see when I try to print in my darkroom some frames if the apparent contrast is going to be or not a problem. In some frames, I then noticed a certain vignetting, especially at the maximum focal lenght, which I had not taken into account during the previous test of the same lens, but different film, development and shooting conditions maybe had minimized the impact on the images.

Check part two Here

(Versione Italiana)

Ultimamente sono stato poco produttivo su questo blog. Per varie ragioni ho scattato pochissimo a pellicola, ma ho intenzione di rifarmi. Inizio qui una serie di post dove parlerò di due reflex Canon, usate con diverse pellicole ed obiettivi. La canon Eos 3000n l’avete già conosciuta su queste “pagine”, mentre oggi vi propongo la Eos 55 Qd. Recentemente, sono tornato a L’Aquila, per la presentazione ufficiale de Lo Stato delle Cose, il grande progetto collettivo di fotografia documentaristica e sociale al quale ho avuto l’onore ed il piacere di partecipare e che v’invito caldamente a visitare. Sono tornato sui luoghi di una sofferenza che va avanti da quasi 8 anni, rinnovata da agosto scorso dal nuovo sciame sismico che ha colpito l’Appennino centrale.

L’anno scorso, ho realizzato ovviamente la mia parte di lavoro con una fotocamera digitale. Si trattava infatti di documentare, con centinaia d’immagini, diverse realtà del dopo-sisma. Scattai comunque anche un rullo con una vecchia Ferrania Eura nei rari momenti liberi. Questa volta però, non dovendo lavorare, ho portato con me solo la Canon Eos 55 Qd e qualche rullo di pellicola. Mi sono ritrovato a camminare in mezzo alle rovine ed a paesi distrutti, dove a malapena si vedono solo ora i primi segni della rinascita. Luoghi comunque immersi in un paesaggio bellissimo, con maestose montagne ad incorniciarlo.

Per quanto riguarda la fotocamera, si tratta di un modello prosumer piuttosto avanzato, che risale alla seconda metà degli anni ’90. Dotata di notevoli possibilità di controllo, non ultima, la possibilità di selezionare il punto di messa a fuoco con il semplice sguardo. Un particolare questo, che mi aveva parecchio incuriosito e spinto a cercare di procurarmene un esemplare. Dopo una breve ricerca, ne ho trovata una a pochi euro, in ottime condizioni, proveniente dal Giappone. E’ rimasta qualche mese in attesa di essere utilizzata e, la settimana scorsa, è finalmente arrivato il suo momento. Tanto per iniziare, l’ho usata con l’obiettivo di serie della Eos 3000n (e cioè lo zoom economico 28-80mm f/3,5.5,6) e con una pellicola Fomapan 100, poi sviluppata con Kodak HC110 [Dil. B]. 

Come detto, la 55 Qd permette diversi modi d’uso: dai più semplici ed automatici, a quelli più direttamente e finemente controllabili dall’utente. Diverse preselezioni si adattano a differenti situazioni di scatto, mentre la classica serie PASM è riservata a chi preferisce intervenire personalmente sui parametri. E’ poi possibile bypassare il codice DX, impostando la sensibilità Iso che vogliamo usare, indipendentemente dal codice impresso sul contenitore. Possiamo effettuare esposizioni multiple, bracketing, scatti in sequenza. Possiamo scegliere il punto di messa a fuoco (tra i 3 disponibili) sia automaticamente, che tramite un comando, che appunto, scegliendoli con lo sguardo. Per attivare l’eye-control, per prima cosa si deve tarare il sistema, tramite l’apposita funzione. Devo dire che funziona perfettamente, anche per me che uso gli occhiali. Con l’eye-control attivato poi, è possibile anche controllare la profondità di campo, guardando un apposito quadratino nella parte superiore sinistra dello schermo. Sono naturalmente presenti anche diverse modalità di misurazione dell’esposizione. Una piccola curiosità è la possibilità di selezionare la modalità “Panorama”. Nota: la versione Qd è dotata anche di dorso data, ma io non ne ho utilizzato le funzionalità. Un punto a sfavore di questa fotocamera è dato dalla batteria utilizzata (che comunque ha un’ottima durata), piuttosto costosa e non semplicissima da reperire.

La costruzione della 55 è in plastica, ma per un uso non professionale, ampiamente sufficiente, con il plus… della leggerezza. In pratica, scattare con questa fotocamera si è rivelato un piacere, grazie proprio alla sua leggerezza, unita alle molteplici possibilità di settaggio. Ho però commesso un piccolo errore: scattando in modalità AV (quindi solo in alcuni fotogrammi), non mi sono accorto che (non so come) era rimasta settata la correzione dell’esposizione su +1EV, quindi qualche immagine è risultata leggermente sovraesposta, ma non per colpa di un cattivo funzionamento esposimetrico.  Sarà anche per questo motivo che il negativo sviluppato è venuto in generale un po’ duretto, o magari, avrei dovuto tenerlo nello sviluppo per 30″ in meno. Vedremo quando proverò a stampare qualche fotogramma se l’apparente contrasto sarà o meno, difficile da gestire. In qualche frame, ho poi notato una certa vignettatura, specie alla massima focale, cui non avevo fatto caso durante la precedente prova dello stesso obiettivo, ma magari pellicola, sviluppo e differenti condizioni di scatto ne avevano minimizzato l’impatto sull’immagine finale.

La Seconda parte Qui

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